Zeman, l’allenatore piccolo che faceva grandi i giocatori

Ancora una stagione non conclusa per Zdenek Zeman. Ancora una stagione da dimenticare, una di troppo, per uno che allena da cinquant’anni. Per i detrattori del boemo è un momento d’oro: possono ribadire che non conta nulla perché non ha vinto nulla, perché non ha raggiunto l’obiettivo stagionale. Ma a Zeman si può imputare un solo errore, nella sua carriera: essersi messo contro i più forti, autorevoli, ricchi signori del calcio, e con essi metà del tifo italiano. Pessima mossa. Ma Zeman è un taciturno anti-diplomatico, un muto, come lo chiamavano a Palermo, che vive solo per il calcio in quanto gioco e non solo in quanto business. Incomprensibile, per il nostro tempo.
Ed è proprio grazie a questa mentalità che decine di ragazzi hanno esordito e continueranno ad esordire con il tecnico italo-ceco, laddove molti di essi, con altri allenatori, avrebbero galleggiato tra la panchina e le serie minori. Ma non per Zeman, che ha sempre puntato sui giovani, dotati di gamba ed entusiasmo. I giovani lanciati da Zeman non si ricordano mai: sarebbe dargli troppi meriti. Qui abbiamo provato a ricordare i più importanti atleti scoperti e lanciati dal Muto.

Anno 1987. A Messina, in serie C1, Zeman sostituisce Scoglio alla guida dei giallorossi. Con i suoi allenamenti e il metodo ultraoffensivo, Zeman trasforma un giovane ventiduenne in una macchina da goal, che nel 1989 fu capocannoniere del torneo con 23 reti. Si chiama Totò Schillaci, e l’anno dopo andrà alla Juventus per 6 miliardi di lire.
Anno 1989. Zeman arriva a Foggia. E’ l’inizio di un’era fantastica, quella del Foggia dei miracoli. Al primo anno in B il boemo schiera un tridente che entrerà nella storia: Francesco Ciccio Baiano, Giuseppe Beppe Signori, Roberto Rambaudi. I primi due hanno ventuno anni, mentre il terzo ventitré, perfetti per il tecnico silenzioso. Il primo anno in B il Foggia stravince il campionato, con Baiano cannoniere. Seguiranno tre salvezze consecutive, e un posto in Uefa sfiorato. Nonostante vengano ceduti i tre attaccanti a Fiorentina e Lazio, Zeman ricompone la squadra lanciando un ventunenne romano, Gigi Di Biagio, e due russi di ventitré anni: Igor Shalimov e Igor Kolyvanov. Finita l’era zemaniana, i tre passeranno a Roma, Inter e Bologna.
Anno 1997. Arriva il biennio a Roma, sponda giallorossa. Un quarto e un quinto posto, ma soprattutto un ventunenne, talento purissimo da gestire al meglio. E’ Francesco Totti, che sotto la guida di Zeman segna 30 reti in due stagioni: sono le prime due stagioni da protagonista del futuro capitano della Roma e della Nazionale. In quelle stagioni troverà spazio anche Marco Delvecchio, segnando otto reti nella prima e ben 23 nella seconda e ultima stagione di Zeman nella capitale.
Anno 2003. Si conclude un ciclo di esperienze tutt’altro che positive in Campania, con le retrocessioni di Napoli e Avellino e due stagioni anonime con la Salernitana. Ma ad Avellino, nel 2003, Zeman ha il tempo per far esordire un diciottenne napoletano, Antonio Nocerino, che sarà titolare inamovibile con 34 presenze.
Anni 2004-2006. Arriva l’esperienza in Salento, al primo anno molto positiva, con la salvezza e il secondo miglior attacco stagionale. Il Boemo lancia due calciatori dell’est, di 21 e 18 anni: Mirko Vucinic e Valery Bojinov. Quest’ultimo segnerà, nell’ultima stagiona di Zeman in Salento, 14 reti in 23 presenze.
Anno 2010: ritorno in Puglia, sponda Foggia. Il mister traghetta i rossoneri verso la Serie B con un duo formidabile in attacco, formato da Lorenzo Insigne e Marco Sau, segnando rispettivamente 19 e 20 reti, con Sau capocannoniere. L’anno dopo Zeman ritrova Insigne a Foggia, e lancia Ciro Immobile e Marco Verratti, in una stagione che lancerà il Pescara in A, nonché i tre giovanissimi calciatori verso una carriera brillante.
Anno 2012. Il ritorno alla Roma non è dei più felici. Il tecnico sarà esonerato alla 23° giornata con la Roma all’ottavo posto. Tuttavia, si segnalano l’esordio di Alessandro Florenzi (21) e Marquinhos (18), che collezionano 39 e 30 presenze.

Poi arriva il Cagliari e la sfortunata stagione, con una direzione della squadra spezzata dalla parentesi di Gianfranco Zola, il cui mancato cambio di marcia ha sottolineato le poche colpe del Boemo, a fronte di una squadra non competitiva e privata del suo miglior uomo in medias res alla stagione (Ibarbo).

Se Zeman è un genio o meno, dipende dal punto di vista da cui lo si giudica: il gioco o i risultati. Un fatto resta: che è l’allenatore che in Italia ha lanciato, senza farsi mai problemi, più giovani, alcuni dei quali devono anche a lui una carriera formidabile. E in un momento come questo per il calcio italiano, uno che crede nei giovani è acqua che toglie la sete.

Leave a Comment

(required)

(required)