Viareggio Cup, i top e i flop della 67^ edizione

Si è conclusa da qualche giorno la 67^ edizione del Torneo di Viareggio, tra alti e bassi. Questo editoriale, questo libero sfogo di pensiero a mente fredda è frutto della penna, o della tastiera insomma, di chi le partite le ha guardate, vissute e raccontate in prima persona. Noi di MondoPrimavera, un gruppo di amici e colleghi che chi ci segue ha ormai imparato a riconoscere, abbiamo approfittato dell’occasione che un momento prestigioso come questo torneo poteva offrirci non solo per riunirci ma per poter trasmettere in maniera più vivida le emozioni delle partite ai nostri lettori. Lo premetto, il mio giudizio sul torneo è tuttora più negativo che positivo, fatto più di bassi che di alti, ma lo capirete continuando a leggere. In questa mia “invettiva” non posso che partire dai prezzi pagati per assistere alle gare. Il range, dai gironi eliminatori fino agli ottavi, si è aggirato tra i 10 e i 15 euro per arrivare alle sfide tra i quarti e la finale in cui, per un posto al coperto per non rischiare di inzupparti dalla testa ai piedi, i prezzi si aggiravano dai 20 ai 40 euro. Come si può pensare di avvicinare di più le persone al calcio dei giovani se le tariffe pagate per assistere alle partite di una competizione della durata di due settimane sono paragonabili ai prezzi che si pagano per andare in alcuni degli stadi di Serie A? Poca affluenza sugli spalti, di conseguenza il prezzo non fa che aumentare: non è altro che un circolo vizioso, una mancanza di prospettive e di iniziativa per rilanciare questo torneo. L’organizzazione di una competizione internazionale, ritornerò su questo termine in particolare, ha sicuramente delle spese elevate e anche ai club si richiede una quota partecipativa non indifferente. Su questo punto si è espresso Abodi che ha così dichiarato il giorno della finale: “Verrà istituita una quota di partecipazione uguale per tutte le società. Potremmo pensare ad un montepremi per premiare le squadre che andranno avanti nel torneo”. Viene dunque da pensare che fino ad adesso non tutte le società iscritte abbiano pagato la stessa quota partecipativa, deterrente non di poco conto, ma che soprattutto non siano stati i soldi l’unico problema quanto “le idee e i progetti”, come dichiarato dallo stesso Abodi. Internazionale, dicevamo. Il “mea culpa” di Abodi tocca anche questo aspetto: “Vogliamo coinvolgere Figc, Lega di Serie A e Eca per migliorare il livello delle squadre partecipanti, non soltanto italiane ma anche straniere”. Quest’anno su 32 squadre partecipanti, solo 10 quelle straniere che non hanno certo alzato il livello della competizione. Ora, meglio chiarire, non che negli anni passati lo standard, in riferimento alle partecipanti straniere, sia stato di tanto superiore rispetto a quello dell’edizione appena conclusa, ma è lecito pensare che una competizione conosciuta in tutto il mondo del calcio e che ha portato in alto il nome del nostro pallone e dei nostri giovani, da cui sono venuti fuori dei talenti indimenticabili del nostro calcio, debba tendere ad un miglioramento o quanto meno al mantenimento di un dignitoso status quo. Se a questo aggiungiamo che quest’anno squadre italiane come Juventus, Sampdoria, Chievo, Udinese hanno deciso di non partecipare e che già qualcun’altra, come il Milan, minaccia la propria assenza per l’anno prossimo, la situazione non sembra certo destinata a migliorare. Non può che essere considerato il flop per eccellenza lo spostamento della finale, per l’ennesima volta, in un campo diverso da quello della città da cui prende nome l’intera competizione. Il motivo ormai lo conosciamo bene e ha infiammato le due settimane di svolgimento delle gare. Parliamo ovviamente delle condizioni dei campi da gioco e chi scrive ha potuto vedere, e fotografare, in particolare quello del “T.Bresciani”, proprio di Viareggio, in occasione della partita di semifinale tra Roma e Inter. Più che in un campo da calcio sembrava di stare nella piscina comunale. Da segnalare non solo il mancato uso di semplici e già utilizzati sistemi di prevenzione dei campi, ma anche l’impiego di strumenti rudimentali per il recupero del prato verde, cosa che ahimè è un cancro di tante, quasi tutte, realtà calcistiche italiane. Su questo punto si è espresso anche il presidente del torneo, Alessandro Palagi, che ha così dichiarato: “È stato un torneo difficile sia a livello organizzativo sia di gestione, abbiamo ricevuto delle critiche delle quali faremo tesoro per il futuro. Siamo stati criticati per il campo di Viareggio sul quale abbiamo cercato di rimediare per tempo ma non c’è stato dato modo di farlo materialmente. Le istituzioni cittadine non ci hanno certamente dato una mano, anzi, sappiamo comunque i problemi contingenti che gravano su Viareggio, ma di queste cose non può farsi carico solo il Centro Giovani Calciatori. Abbiamo davanti dodici mesi e dodici mesi passano in fretta. Se non si parte subito con fatti concreti, tra un anno saremo punto e a capo. La storia del torneo e la sua vita futura hanno diritto ad una casa propria, adatta ad un calcio di alto livello. Abbiamo avuto la promessa dal Commissario Prefettizio che prima di concludere il suo mandato farà in modo di trovare una soluzione al problema che riguarda gli impianti sportivi cittadini, a cominciare dal palazzetto e per finire con lo stadio. Se ciò non avverrà entro dodici mesi, noi a Viareggio non potremo più giocare. Non è una minaccia, ma una realtà oggettiva di fronte alla quale il Centro Giovani Calciatori non può più nascondersi. L’imprenditoria ci deve venire incontro per creare una situazione ottimale perché siamo sotto gli occhi di tutti, uno stadio non all’altezza è una brutta cartolina per l’intera città. Il torneo merita rispetto soprattutto sull’impiantistica sportiva, perché così non si può più andare avanti”. Si pensa già al prossimo anno, come si può dedurre dalle parole di Palagi, ma tutto questo non è certo una storia nuova. Sono anni che la maggior parte dei campi del torneo rendono impraticabili le condizioni per il regolare svolgimento dell’attività agonistica. Eppure si continua a pensare sempre all’anno prossimo, forse dimenticando l’anno precedente. Ora però la parabola discendente del torneo sembra essere scesa ancora più a fondo e Palagi “minaccia” lo spostamento definitivo della sede. Inevitabile. Risparmio le critiche sull’arbitraggio che non sono proprie del torneo in sé ma della generale condotta del nostro calcio. Tanti i flop di questa edizione, ma i lati positivi? Nonostante molte squadre non abbiamo potuto esprimere al meglio il loro gioco, penso all’Inter che nonostante abbia vinto è stata limitata essendo una squadra molto tecnica così come la Roma o il Milan, il Torneo di Viareggio ha ancora una volta regalato emozioni su emozioni. Vedere arrivare in finale una squadra come l’Hellas Verona di Pavanel, non tra le favorite in partenza, è stato sicuramente un elemento di grande fascino. Il Viareggio è ancora la vetrina giusta per molti giovani talenti, conosciuti o meno, del nostro calcio e di quello internazionale. E’ stata l’edizione di Bonazzoli, che nonostante sia arrivato a gironi eliminatori conclusi, ha trascinato la sua squadra a suon di gol fino alla conquista del titolo. Abbiamo potuto apprezzare le parate di Gollini che non ha certo bisogno di presentazioni visto che ormai è un elemento stabile della Prima squadra di Mandorlini. L’Italia ha riabbracciato, seppur per poco, il giovanissimo Scamacca “espatriato” in Olanda per cercare maggiori fortune.Tante le sorprese, così come tante sono state le conferme per molti giovani calciatori. Il mio augurio è che una competizione che fa fatica a preservare il suo “antico” prestigio di cui però è ancora dotata, possa sempre di più rispettare quelli che sono i principi per cui è stata ideata. Il calcio giovanile italiano lo è stato e può ritornare ad essere un’eccellenza in Europa e nel mondo e, nonostante il Viareggio sia uno dei tanti aspetti di questo settore, ridare lustro, lucidare una vetrina così importante non può che giovare a tutto il nostro calcio.

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