Un’altra occasione mancata… rinviata la riforma del Campionato Primavera

Il calcio italiano ha un’evidente necessità di rinnovamento, su questo credo ne possano convenire un po’ tutti soprattutto quando ci si diverte nei paragoni tra il nostro “sistema-calcio” e quello dei tanti vicini d’oltralpe. La rinascita non passa solamente dall’arrivo di grandi capitali ma soprattutto da una programmazione accurata ed efficace. Inutile negarlo, anche nel calcio, nel nostro calcio, i giovani italiani sono e devono essere il futuro. A tutti i tifosi piacerà sicuramente di più esultare per l’arrivo di un grande top player tra le fila della propria squadra del cuore, noi appassionati di calcio giovanile, invece, ci interessiamo di più a raccontare la storia di un giovane che è riuscito a mettere in mostra le proprie potenzialità e ad inserirsi nei grandi della sua squadra, episodio ahinoi poco frequente. Eppure non siamo ipocriti, riconosciamo che non tutti i giovani calciatori riusciranno a raggiungere il proprio sogno per tante motivazioni che in questa sede non tratteremo soffermandoci invece su una in particolare.

Il Campionato Primavera che vi raccontiamo da un anno a questa parte è il serbatoio dei giovani talenti, una competizione dalle poche luci e tante ombre. Una ristrutturazione del torneo giovanile più importante d’Italia viene invocata da parecchio dagli addetti ai lavori, ma ad oggi sono state più le parole, le dichiarazioni e i proclami che i fatti concreti. Qualche mese fa mi ritrovai, per esempio, a parlare con l’ex allenatore dell’Under 19 Alessandro Pane, sicuramente non l’ultimo arrivato in tema di calcio giovanile, che descrisse appunto il Campionato Primavera come “poco competitivo e formante”. Come dargli torto se nei gironi di ritorno assistiamo ad impressionanti goleade tra squadre in corsa per i play-off ed altre che non hanno più nulla da chiedere né da perdere vista la mancanza di retrocessioni? Certo, liquidare questo o quel giocatore facendo presto a non ritenerlo pronto per il confronto con i “grandi” è una pratica fin troppo abusata ma è evidente che il gap tra il calcio giovanile e il calcio professionistico (parlando di Serie A o di Serie B) è complessivamente ancora troppo ampio. Ebbene, tre giorni fa la Lega di Serie A avrebbe dovuto riunirsi, in occasione del sorteggio del calendario della nuova stagione, proprio per parlare di un’ipotetica riforma del Campionato Primavera: non più tre gironi territoriali ma tre categorie divise per ranking con tanto di promozioni e retrocessioni che avrebbero reso i giovani più slegati dai risultati delle prime squadre. Tralasciando i punti deboli della proposta che meriterebbe sicuramente una riflessione attenta, per l’appunto, e disinteressata da parte dei protagonisti, la notizia è che anche questa volta l’unico risultato è stato un bel buco nell’acqua. Il motivo? L’assenza di alcuni pezzi da novanta dell’Assemblea come Galliani, Zamparini, De Laurentsis e Agnelli. E dire che oltre al calendario di Serie A, nell’ordine del giorno della riunione del 27 luglio scorso, la riforma del Campionato Primavera era forse il punto più importante di tutti. Cosa manca in realtà? La consapevolezza dell’importanza di questa riforma? Coraggio nell’affrontare riforme strutturali così importanti o semplicemente quella programmazione di cui parlavamo prima?

Sicuramente la prossima stagione proseguirà sulle orme delle precedenti ma lo avrebbe fatto anche con una riforma miracolosamente avviata visti i probabili tempi di attuazione di modifiche così strutturali. L’auspicio è che la situazione entri al centro del dibattito calcistico del nostro paese il prima possibile e nel modo più meticoloso in modo da poter arrivare preparati al termine della prossima stagione.

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