Piccoli consigli per un Campionato Berretti migliore

Piccoli consigli per un Campionato Berretti migliore

Sono ormai passate circa tre settimane dal trionfo del Novara nella finale di Salò contro l’Aversa Normanna. Con la vittoria della formazione di mister Gattuso, è andata in archivio la quarantanovesima edizione del Campionato Berretti, una delle più spettacolari delle ultime stagioni.

Gioia, tensione, la voglia di vincere e la fratellanza uno con l’altro. Sono tante le emozioni che questa competizione riesce a trasmettere a tifosi e agli addetti ai lavori. Il primo assaggio di calcio professionistico per tutti quei giovani che, un giorno, sognano di calcare i campi di Serie A. Quella della prossima annata sarà la cinquantesima edizione, una delle competizioni giovanili più longeve e che ogni anno riesce a regalare spettacolo. Obbligatorio per tutte le società che giocano la Lega Pro e facoltativo per i club di Serie A e B, è sempre l’equilibrio a regnare sovrano in tutti i gironi, anche in quelli dove sono presenti le formazioni giovanili come Inter, Milan o Torino (per citarne alcuni). Un campionato che dura ben nove mesi: dalla stagione regolare che si estende per quasi otto mesi, organizzata in quattro gironi scelti per criterio di vicinanza geografica per poi passare ai play-off, fino alla Final Four.

Ma come in ogni format, alcuni parametri sono da rivedere. A partire dai fuoriquota: nel regolamento della stagione 2014/15 sono previsti tre giocatori “fuori età” impiegabili in campo contemporaneamente. Un numero forse eccessivo, perché giocare con tre calciatori che potrebbero militare tra i professionisti è forse troppo. Prendendo in esame Novara ed Aversa Normanna, squadre che si sono sfidate nella finale del Berretti, troviamo giocatori come Beye e Schiavi, protagonisti della vittoria finale dei piemontesi, che hanno collezionato più di dieci presenze con la Prima squadra. Senza tralasciare la questione legata a Simone Petricciuolo che ha giocato svariati minuti in Serie B con la maglia dell’Avellino e, mandato in prestito dalla stessa società bianco-verde all’Aversa Normanna per maturare in Prima squadra, si è ritrovato dopo poche partite ad essere un titolare della Berretti. Una situazione che blocca la crescita dello stesso giocatore, che a vent’anni dovrebbe misurarsi con avversari professionisti.

Inoltre, resta poco corretto da parte di tutte le società, utilizzare giocatori che durante tutto l’arco della stagione hanno fatto parte della rosa della Prima squadra. Sono svariati gli esempi che si possono citare, non solo delle squadre che hanno raggiunto l’atto conclusivo del Berretti. Anche qui potrebbe essere modificato il regolamento, facendo sì che ogni squadra, ad inizio stagione, comunicasse agli organi di competenza la rosa definitiva di 30/35 ragazzi (di cui tre fuoriquota) senza andare a pescare tra le fila della Prima squadra a campionato terminato. Una lista che, ovviamente, andrebbe modificata a gennaio ma in modo parziale, dando un numero massimo di movimenti. In questo modo, si darebbe il giusto spazio a tutti quei calciatori che, per tutti i gironi, lottano per la maglia e che nel periodo dei play-off vengono messi in panchina. A volte si dimentica che il vero obiettivo è quello di far crescere al meglio i ragazzi, insegnando loro non solo come stare in campo e a crescere come professionisti.

Leave a Comment

(required)

(required)