Meteore – Che fine ha fatto…Rodrigo Possebon: un tackle che cambia una carriera

Può un tackle cambiare il corso di una carriera? Se provate a chiederlo a Rodrigo Possebon, la risposta potrebbe sorprendervi. Arrivato al Manchester United con le stimmate del predestinato, il centrocampista brasiliano ha visto la propria carriera precipitare dalle stelle della maglia dei Red Devils alle stalle delle Serie D carioca. Nel mezzo, un intervento killer che fa idealmente da spartiacque alle due parti della sua carriera, e che ha fatto calare l’oscurità sul suo percorso da giocatore di alto livello. Ma andiamo con ordine, ricostruendo per tappe intermedie la storia di Rodrigo Possebon, nato a Sapucaia do Sul il 13 febbraio 1989. Cresciuto nell’Internacional di Porto Alegre, Possebon finisce nella fittissima rete di scout del Manchester United, che nel 2008 pesca a piene mani dal Brasile portando in terra inglese, oltre a Possebon (che si accasa allo United nel mercato invernale), i gemelli Fabio e Rafael Da Silva (provenienti dal Fluminense e arrivati nella sessione estiva). Rodrigo sbarca a Manchester con un esborso di 3 milioni di sterline (circa 3,5 milioni di euro) che lo rendono nell’immaginario dei tifosi il centrocampista centrale del futuro. Anche i vertici del calcio italiano gongolano: il ragazzo vanta avi nel nostro paese, e chiede e ottiene il nostro passaporto che lo rende eleggibile per giocare con la maglia azzurra.
Possebon deve attendere fino alla stagione successiva per vestire la maglia dei Red Devils in una gara ufficiale: Sir Alex Ferguson lo manda in campo al posto di una leggenda come Ryan Giggs nel match contro il Newcastle, e Rodrigo si gode quello che potrebbe l’inizio di una carriera luminosa in uno dei top club del Vecchio Continente. Testa alta e folta chioma al vento, Possebon sembra destinato ad essere il faro del futuro per i Red Devils. L’incantesimo però si rompe una sera di fine settembre, in un match di Coppa di Lega: lo United riceve il Middlesbrough, il cui capitano Emanuel Pogatetz (il cui soprannome, “Cane pazzo”, è tutto un programma) si rende protagonista di un tackle assassino che gli costa il rosso diretto e tre giornate di squalifica. A farne le spese è proprio Possebon, che viene portato fuori dal campo in barella e con un respiratore artificiale; una scena drammatica, che fa temere il peggio per l’incolumità del ragazzo. Fortunatamente gli esami escludono fratture e ogni altro tipo di lesione, ma le immagini del tremendo intervento rimangono scolpite nella memoria di Rodrigo: la sua carriera inizia una spirale verso il basso inversamente proporzionale alle aspettative, e a nulla servono l’esordio con l’Italia Under 20 e il prestito al Braga (rivelatosi fallimentare e conclusosi con la miseria di una presenza col club portoghese).
A soli 21 anni, Rodrigo si trova di fronte a un bivio: l’avventura europea è già al capolinea, e Possebon sceglie di ripartire dal suo Brasile per rilanciare le proprie quotazioni. Il Santos punta su di lui, ma in due stagioni il ragazzo non va oltre le 30 presenze con la maglia del Peixe, archiviando l’esperienza paulista come l’ennesimo capitolo grigio della carriera. Il rilancio potrebbe arrivare nell’annata successiva, col Vicenza che lo cerca e lo mette sotto contratto nel gennaio 2012: in Veneto le cose non migliorano affatto, e Possebon non scende in campo neppure per un minuto nel girone di ritorno del campionato di Serie B. La caduta libera continua, stavolta nei campionati minori verdeoro: 9 presenze nel Criciuma, nessuna nel Mirassol, prima dell’approdo alla Juventude. Rodrigo si ritrova a giocare nella quarta serie brasiliana, un palcoscenico malinconico per chi era sbarcato allo United con l’etichetta del predestinato. Adesso Rodrigo ha trovato una chance nel Nautico, formazione di Recife che milita nella Serie B brasiliana. Possebon si guarda alle spalle, e ripensa a quella maledetta serata di fine settembre: chissà se, senza quel tackle disgraziato, la storia sarebbe potuta essere diversa…

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