Meteore: che fine ha fatto… Ayub Daud: un Viareggio da protagonista, poi il declino

Febbraio del 2009: in Toscana sale la febbre per il consueto appuntamento con il Torneo di Viareggio che, come avviene ogni anno, attira l’interesse di tantissimi appassionati di calcio giovanile e non solo. Ai nastri di partenza della manifestazione c’è anche la Juventus, data tra le favorite per la vittoria finale: i bianconeri dispongono di giovani di assoluto livello, tra i quali ricordiamo Ariaudo, Marrone, Fausto Rossi, Pinsoglio e Immobile. Gli occhi degli addetti ai lavori sono per quest’ultimo, indicato – non a torto, vista la sua carriera negli anni a venire – come uno degli astri nascenti del calcio italiano. Ma il vero e proprio trascinatore della Juventus non è nessuno di questi, bensì un tale chiamato Ayub Daud. Primo calciatore di origine somala a militare in maglia bianconera, Daud arriva in Italia all’età di cinque anni e si stabilisce a Cuneo, dove vive con i genitori ed inizia a dare i primi calci al pallone. La sua bravura lo porta a vestire la maglia della Juventus a nove anni, per un sogno che ha inizio e prosegue negli anni successivi, quando completa la trafila nel settore giovanile bianconero fino ad arrivare all’appuntamento con il Torneo di Viareggio. E’ qui che Ayub esplode e mette in mostra tutte le proprie qualità: all’esordio realizza una doppietta che stende il Maccabi Haifa, per poi ripetersi due giorni più tardi mettendo a segno il gol che consente ai bianconeri di superare il Parma. Giunti agli ottavi di finale si inizia a fare sul serio, e dopo soli 4′ Daud porta avanti la Juventus sulla Lazio in un match che verrà poi vinto ai calci di rigore. Ai quarti arriva il Siena, che si porta in vantaggio a sorpresa ma viene raggiunto e sorpassato ancora grazie a Daud, autore di una doppietta. La Juventus è lanciatissima ma in semifinale arriva il derby con il Torino. Immobile mette a segno due reti, poi tocca all’attaccante somalo firmare il tris che spegne le velleità granata e spedisce i bianconeri dritti in finale. E’ una finale senza storia: la Juventus si impone per 4-1 sulla Sampdoria ed una delle reti viene siglata, manco a dirlo, da Daud, il quale conclude il Torneo laureandosi capocannoniere della competizione con 8 reti. Tutti si accorgono di lui ed il suo nome inizia a circolare sul web, sui giornali e sui campi di tutta Italia. Poche settimane più tardi arriva anche la soddisfazione dell’esordio in Serie A, quando Claudio Ranieri lo spedisce in campo, seppur per pochi secondi, nel corso della sfida con il Bologna.

Anche all’estero si accorgono di Ayub: l’Arsenal lo segue spesso da vicino, ma anche Manchester United, Bayern Monaco, Barcellona e Real Madrid lo monitorano attraverso i propri radar di mercato. Sembra il preludio per una carriera da campioncino, ma non andrà esattamente così. La Juventus decide di farlo crescere altrove, cedendolo in prestito al Crotone, in Serie B, dove il giovane somalo può maturare in un ambiente ideale. In Calabria colleziona 11 apparizioni senza mai stupire, tanto che a gennaio rientra alla base per poi ripartire, direzione Lumezzane, dove però va ancora peggio e scende in campo soltanto 4 volte. Una stagione sfortunata può capitare, e ad Ayub viene concessa un’altra occasione: ancora un prestito, stavolta al Cosenza, con 14 presenze e 4 gol realizzati da settembre a gennaio. In inverno parte di nuovo e si accasa al Gubbio, dove finalmente riesce ad esprimere le proprie qualità e realizza ben 7 reti in 11 partite, contribuendo in maniera pesante alla storica promozione in Serie B della formazione umbra. Troppo poco per la Juventus, che sceglie di non rinnovargli il contratto e lo lascia svincolare: Daud non si perde d’animo e decide di ripartire dalla Svizzera, dove trova un ingaggio con il Chiasso. Mai scelta fu più sbagliata: tra problemi legati al tesseramento ed alcuni acciacchi fisici, il ventiduenne somalo non riesce ad esprimersi con continuità e in un’intera stagione colleziona soltanto 9 gettoni, con 2 reti segnate. L’ultima avventura dell’ex bianconero in ordine di tempo è quella all’Honved Budapest, in Ungheria, dove militano anche alcuni giocatori italiani tra i quali Alcibiade, suo compagno di squadra ai tempi della Primavera. Paradossalmente, il freddo ungherese fa bene all’attaccante somalo, che nella stagione 2013/14 gioca 19 partite siglando 8 gol. Una timida ripresa, ma decisamente poco rispetto a quanto aveva mostrato nel corso del Torneo di Viareggio. Da potenziale campione a meteora il confine può essere davvero troppo sottile. Per informazioni, chiedere ad Ayub Daud.

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