Maceo Rigters, il campione delle due settimane

Sin dal XVII secolo gli Olandesi importarono oro e diamanti dalle proprie colonie sudamericane, come solevano le potenze dell’epoca. Terra di ricchezze, le Americhe, e terra di talenti del calcio da quando queste piccole isole si sganciarono dal dominio dei Paesi Bassi, arricchendo la nazionale Orange: Seedorf, Davids, Kluivert, Gullit, Hasselbaink, sono alcuni degli esempi di questo colonialismo al contrario. Erano i sudamericani, ora, ad andare in Olanda, e a sviluppare un gioco del calcio che avrebbe fatto scuola. Purtroppo, non tutte le pietre di questo prezioso giacimento divennero diamanti. E’ la storia di Maceo Rigters. Pelle nera, nome sudamericano, e perlopiù ignoto, salvo agli addetti ai lavori.

Dalle Giovanili nell’Ajax alla Nazionale

Maceo Rigters nasce ad Amsterdam nel 1984. 180 cm, piede destro, fisico coriaceo e tiro molto potente, da giovane ricorda Jimmy Floyd Hasselbaink, che in quegli anni era una stella del Leeds e dell’Atletico di Madrid. Maceo entra nelle giovanili dell’Ajax, da sempre fucina di talenti, e le sue prestazioni impressionano tifosi e dirigenti. Non tutti, però. Il ragazzo non sembra convincere molto, e nel 2003 viene ceduto all’Herenveen. L’annata non è delle migliori, poiché il bomber orange marca solo due presenze. L’allenatore di allora, Gertjan Verbeek, lo lascia andare al Dordrecht, squadra di seconda categoria olandese. Qui Maceo ha lo spazio giusto per mettersi in mostra, segnando 8 reti in 17 presenze. E’ il 2005, e a 21 anni si prospetta il salto in prima divisione: lo prende il NAC Breda, con un contratto di 4 anni e mezzo. Ma con i gialloneri le cose vanno male: marca 61 presenze e appena 5 reti. La sua carriera rischia una brusca frenata, quando nell’estate del 2007 il ct dell’Under 21 Orange Foppe de Haan lo chiama per l’avventura dell’Europeo, che si giocherà proprio nei Paesi Bassi. In quella squadra militavano giocatori con Drenthe, Babel, Aissati, Maduro, e Rigters ha difficoltà a trovare spazio.

Capocannoniere dell’Europeo

Esordisce nel secondo match delle qualificazioni, contro il Portogallo, e segna il goal del definitivo 2-1. Nel match successivo contro il Belgio de Haan lo schiera titolare, e lui ripaga segnando subito dopo 13 minuti. L’Olanda passerà il girone in testa, affrontando in semifinale l’Inghilterra. Gli inglesi si portano in vantaggio al ’39, ma Rigters pareggia per i suoi a due minuti dal termine, e la partita si trascina fino ai rigori, vinti poi dagli olandesi. E tra essi, Rigters ne segnò uno. La finale fu un trionfo olandese: 4 a 1 alla Serbia, con Rigters che marca la terza rete dei tulipani. Maceo concluderà l’esperienza dell’Europeo come miglior marcatore (4 reti) e sarà inserito nel Dream Team Uefa.

L’ingaggio nel Blackburn e il declino

In quell’agosto 2007 fioccano le proposte per il 23enne di Amsterdam, e lui sceglie i Blackburn Rovers. Era la prima volta che aveva un contratto da titolare in club di prima fascia. L’Inghilterra aveva già portato molto fortuna a tanti suoi connazionali – Bergkamp in testa – e parte entusiasta. Tuttavia, la cifra dell’operazione non sarà mai resa nota. Firmato un quadriennale, giocherà appena due partite. La dirigenza decide di spedirlo un po’ ovunque: passa metà stagione al Norwich, con due presenze e zero goal; nel gennaio 2008 passa al Barnsley, con 19 presenze e zero reti; infine nel 2010 torna in Olanda, al Willem II, 5 reti in 28 incontri. Finito il quadriennale, Maceo ha ormai 27 anni e non c’è nessun club che lo voglia. Emigra in Australia, nel Gold Coast United, militando per la stagione 2011 – 2012, con 22 presenze e 4 reti. Dal 2012 nessuno ha più notizie di Maceo Rigters.

Si dice che Cor Pot, selezionatore della Nazionale Under 21 olandese, racconti sempre di Maceo Rigters. Quando i suoi ragazzi si esaltano troppo per qualche successo, lui li fa ritornare coi piedi per terra, ricordando la storia di questo bomber mal riuscito, che con due settimane di buon calcio, in quel 2007, pensò di firmare subito un contratto multimilionario con un club di prima fascia, senza però aver mai giocato in una squadra di categoria. Si dice che si sia sempre goduto la vita, e questo lo abbia frenato nella crescita di calciatore: e a giudicare dal fisico che si ritrova ora, 31enne, lo crediamo bene.

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