Le spese per i vivai: il Barça fa scuola, l’Europa insegue e impara. E le italiane?

  • Filippo Ferraioli
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Non è un’Europa per vecchi. Parafrasiamo e prendiamo in prestito il titolo da Oscar del film dei fratelli Cohen per analizzare i dati resi noti da uno studio pubblicato dal sito Calcio&Finanza, relativi alle spese sostenute dai club del Vecchio Continente per lo sviluppo dei rispettivi settori giovanili. Numeri che rispecchiano un trend ben preciso, che anche in questo ambito vede il calcio italiano inseguire (peraltro a debita distanza) l’élite del calcio europeo. E se il modello Barcellona continua a fare scuola, ponendo il club blaugrana sul gradino più alto del podio della speciale classifica della voce di bilancio destinata al vivaio, tra i top club stanno emergendo nuove realtà pronte a inserirsi nel solco tracciato dai catalani.
Come detto, il Barcellona guida per distacco la graduatoria delle spese nette stanziate per lo sviluppo del proprio settore giovanile, con una cifra annua che si aggira in media intorno ai 15 milioni di euro. I club di A, sommando gli esborsi delle 20 società della massima serie, ne spendono circa 50 complessivi. Il tutto senza considerare le spese stanziate per il mantenimento della Masia, l’ormai leggendario centro sportivo che ha forgiato talenti del calibro di Messi, Iniesta, Xavi. Per la costruzione dell’accademia blaugrana sono serviti circa 70 milioni di euro, senza contare le spese per il mantenimento delle strutture e degli oltre 200 ragazzi ospitati che costano al Barça qualcosa come poco più di 30 milioni l’anno, il 6% del fatturato del club (che si aggira attorno ai 530 milioni di euro). I club italiani, dal canto loro, non vanno oltre il 2/3% annuo investito nello sviluppo del vivaio. Un esborso ingente quello del club blaugrana, che segue una filosofia che ha portato il Barcellona sul tetto del mondo oltre a far entrare nelle casse societarie più di 100 milioni di euro ricavati dalle cessioni dei giocatori cresciuti in casa. Il ritorno sportivo ed economico è dunque assicurato, se pensiamo che il Barça si piazza sul gradino più basso del podio per numero di giocatori (57, per la precisione, contro i 74 del sorprendente Partizan e i 77 dell’evergreen Ajax) cresciuti nel vivaio e che adesso militano in una delle 31 massime serie del calcio europeo.
Per un Barcellona che fa scuola c’è un calcio europeo in continua evoluzione e che tenta, tra opulenza e massimizzazione della resa, di seguire le orme del club catalano. Da un lato troviamo gli sceicchi del Manchester City ai quali, è risaputo, non piace badare a spese: ecco quindi pronto il progetto di una Academy futuristica, dal costo di 250 milioni di euro che diventerà la nuova casa dei Citizens, dalla prima squadra ai pulcini. Uno sfarzo virtuoso, anche dal punto di vista del Fair Play Finanziario che non considera tra le passività le spese destinate allo sviluppo dei vivai. L’altra faccia di una medaglia comunque vincente è rappresentata dal Borussia Dortumund, che dopo aver sfiorato il crack finanziario nel 2006 si è rilanciato nell’élite del calcio europeo investendo sui giovani. Il Borussia spende “appena” sei milioni l’anno, esborso contenuto che però viene massimizzato dalle capacità dei tecnici e da un centro sportivo ad alto tasso tecnologico, il cui fiore all’occhiello è rappresentato dalla Footbonaut: una stanza nella quale ci si allena con un macchinario che lancia palloni a circa 100 chilometri orari che devono poi essere indirizzati verso bersagli e obiettivi precisi dai canterani giallo-neri.
E le italiane? Bene ma non benissimo, verrebbe da dire. L’Inter, la cui Primavera è fresca di successo nella 67^ Viareggio Cup, guida la speciale classifica delle spese virtuose, destinando circa 6 milioni di euro allo sviluppo del proprio settore giovanile. I nerazzurri sono comunque da apprezzare, per la capacità di lanciare tanti talenti nel calcio che conta; un po’ meno, invece, per l’abituale mancanza di coraggio che sconsiglia al club nerazzurro di puntare in prima persona sui prodotti del proprio vivaio (Bonazzoli docet). Seguono Milan e Juventus, staccate di un soffio a quota 5 milioni ma con i bianconeri che progettano il sorpasso vista l’intenzione di riqualificare l’area della Continassa (adiacente allo Juventus Stadium) per costruire un nuovo centro sportivo da destinare alla prima squadra e al settore giovanile. Investire sui giovani non è necessariamente garanzia di successi sportivi (emblematico il caso dell’Arsenal che, malgrado possa contare su un vivaio d’eccellenza, negli ultimi dieci anni ha alzato al cielo soltanto una F.A. Cup e una Supercoppa d’Inghilterra), ma rappresenta una delle poche strade percorribili per ridare slancio a un calcio italiano ormai in rottura prolungata. E allora, largo ai giovani: con pianificazione, coraggio e pazienza anche il nostro pallone potrebbe tornare a vedere la luce in fondo al tunnel.

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