Il sistema fallisce ancora: Scuffet, “una delle tante storie del nostro calcio”

Il sistema fallisce ancora: Scuffet, “una delle tante storie del nostro calcio”

E’ una storia che comincia il primo giorno di febbraio dello scorso anno. Simone Scuffet scalda i guanti – rituale poco entusiasmante quando fai il terzo portiere – prima del match contro il Bologna: ha solo diciassette anni e per lui la panchina con la prima squadra è già un risultato invidiabile. Il Destino – dispensatore allo stesso modo di gioie e dolori – quel giorno però ha in mente altro per questo ragazzone classe ’96, friulano di nascita, che a Udine si sente più a casa che mai. Mister Guidolin ha deciso che oggi sarà lui a difendere la porta, al “Dall’Ara”, davanti a un Bologna agguerrito e affamato di punti fondamentali per la lotta salvezza. Il cuore batte a mille, perchè Scuffet sa che certe occasioni capitano una volta sola nella vita, sa che spesso e volentieri il Destino bussa alla tua porta, scappa e non torna mai più. Comincia, quel primo giorno di febbraio, la favola di un ragazzo che ha fatto sperare chiunque credesse in uno sport sano, pulito e fresco nella possibilità di avere finalmente il successore designato di quel Signor Buffon che con un’altra maglia bianconera ha fatto la storia del calcio italiano. L’Udinese quella sera vince 0-2: imbattuto alla prima da professionista, in Serie A e nemmeno maggiorenne. Roba da pizzicotti sulle braccia, davvero.

Flashforward, avanti veloce nel registratore della vita. Se qualcuno fosse sparito dalla circolazione per un anno e mezzo e adesso cercasse notizie su Simone Scuffet, leggerebbe che ai primi di agosto è stato ufficializzato il prestito al Como, neopromosso in Serie B. Giustamente ci si potrebbe chiedere cos sia successo nel frattempo. Semplice, triste, a tratti irritante sul serio: altre quindici presenze in Serie A da protagonista, l’appellativo di “nuovo Buffon”, un trasferimento coscientemente evitato all’Atletico Madrid con la speranza di diventare grande con la maglia della sua città, poi un anno all’ombra di Orestis Karnezis, nessuna presenza nella massima divisione in una stagione deludente per i colori bianconeri. E ancora, questa estate, la girandola di mercato: prima lo vuole la Fiorentina, poi l’Empoli, poi il Carpi, Frosinone, Bologna. Tutte le pretendenti di Serie A scelgono portieri più navigati, tutte società poco coraggiose e impaurite nell’affidare ad un ragazzo ancora così giovane – perchè ad oggi Scuffet di anni ne ha appena 19 – la responsabilità della salvezza. Rimangono Cesena e Como, in cadetteria. I Lariani piazzano il colpo e serrano la saracinesca con il portiere che fino ad un anno prima avrebbe potuto calcare il prato verde di un Camp Nou, di un Bernabeu o di un Old Trafford in Champions League.

Restano tanti punti interrogativi, tanti perchè. La società non fa drammi e nemmeno il giocatore, dietro lo scudo di “un anno in cui è cresciuto molto e molto ha imparato ha Karnezis”. Ma l’amaro in bocca rimane e anche un certo stupore nel vedere la parabola discendente di un ragazzo che per sedici partite aveva fatto pensare che nel nostro mondo del pallone qualcosa stesse cambiando, che finalmente l’Udinese avrebbe per prima rotto il muro di diffidenza che separa i giovani dal calcio che conta. Oggi Simone Scuffet fa quanto di più triste possa accadere ad un ragazzo di appena diciannove anni: si rilancia, in una società che – con tutto il rispetto – non è l’Udinese, non è l’Atletico Madrid, non è la Fiorentina, ma nemmeno Bologna, Carpi, Frosinone ed Empoli. Non siamo così presuntuosi da cercare delle risposte, ci limitiamo semplicemente a definirla in maniera lapidaria “una delle tante storie del nostro calcio”, vecchio dentro e incancrenito dalla paura di osare, al punto di costringere un talento puro come quello di Simone Scuffet a sfruttare, ad appena diciannove anni, a sua ultima chance per diventare il campione che è fino a dodici mesi fa era destinato ad essere.

1 Comment

    • salvatore pascarella

      24 agosto 2015

      purtroppo questa è la storia di un ragazzo che comunque riesce a fare esperienza in categoria importante, non sto qui a raccontarvi quello che è successo a mio figlio sempre 96 in un’altra società che oggi è nel massimo campionato italiano e che è stato trattato come un uso e getta da persone che contano nel calcio italiano.

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