FIGC, Tavecchio: ”Non ho cambiali né padroni, mi trattano peggio dell’assassino di Kennedy”

Si avvicina il giorno dell’elezione del nuovo presidente della FIGC, quell’11 agosto tanto atteso come data di un auspicato cambiamento radicale per il calcio italiano ma che, invece, pare destinato a passare alla storia come l’ennesima giornata buia del nostro movimento. Carlo Tavecchio, candidato numero uno al ruolo di presidente federale fino alle sue uscite infelici sul tema degli stranieri, vede il fronte dei suoi sostenitori scricchiolare ogni giorno di più. Il presidente della Lega Dilettanti ha parlato ai microfoni di Radio 1, per commentare la difficile situazione generata dalle sue frasi a sfondo razzista: “Vado avanti per la mia strada, nonostante sia stato riservato un trattamento peggiore di quello a suo tempo destinato all’assassino di John Kennedy. Vado avanti per la mia strada, una diversa valutazione potrebbe essere determinata soltanto dal mancato consenso di una Lega importante, cosa che al momento non mi risulta essersi verificata. La Lega Pro? Ho annunciato che non sarà presente all’assemblea di domani, con l’intento mirato di non influenzare la loro decisione”.

Tavecchio ha anche risposto alle frasi del presidente del CONI, Giovanni Malagò: “Ci tengo a precisare che non ho cambiali né padroni. La mia storia personale parla per me, e proprio in questi giorni ricorre il trentennale del mio impegno in Africa, dove ho contribuito a costruire un ospedale e ho adottato a distanza tre bambini”.

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