FIGC, sicuri che sia meglio Tavecchio? Albertini propone: ”Serie A a 18 squadre. Rose da 25 giocatori, di cui 10 dal vivaio”

  • Alberto Di Girolamo
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A? corsa a due per il posto di presidente della FIGC: Albertini contro Tavecchio. Il numero uno delle serie dilettantistiche A? perA? giA� in netta fuga e non sembra esserci, giA� da ora, partita. I numeri infatti sono impietosi: 69% per Tavecchio, solo il 31% per l’ex Milan. Il risultato sembra giA� deciso, le conoscenze di Tavecchio in Lega Pro, Serie D e lo sponsor forte di Lotito hanno sicuramente influito;A�dalla parte di Albertini si sono invece schierati allenatori, atleti, Roma e Juventus (uniche eccezioni della Serie A). Le squadre che erano rimaste indecise per chi patteggiare (tra cui Fiorentina, Cesena, Sampdoria, Sassuolo, Torino e Cagliari) alla fine hanno appoggiato lo schieramento piA? forte, ed ecco che la bilancia va a pendere inesorabilmente dal lato di Tavecchio. Molto polemico Andrea Agnelli (la Juventus aveva appoggiato ad Albertini) che ha definito le “primarie” una provocazione e Tavecchio “inadeguato” alla carica.A�In consiglio federale, per la Lega di A, andranno Lotito e Gino Pozzo dell’Udinese, oltre al presidente Beretta. Passo indietro diA�Agnelli, per coerenza. Nominati pure i nuovi consiglieri di Lega di A: Bactefort Agnelli, appunto, Angelomario Moratti, Campedelli, Cognigni e Zamparini.
Per un ruolo cosA� delicatoA�eA�per il momento calcistico in cui ci troviamo, forse sarebbe stato meglio introdurre una figura giovane ma che allo stesso tempo naviga da anni tra le figure dirigenziali del nostro calcio. Una figura che avrebbe dato un forte segnale all’ambiente e sicuramente avrebbe invaso la lega calcio di un’aria di rinnovamento. A proposito vi proponiamo l’intervista della “Gazzetta dello Sport” proprio al candidato alla presidenzaA�Demetrio Albertini:

Albertini, partiamo proprio dalla radice di tutti i mali del calcio italiano: la mancanza di una visione prospettica, rivolta al bene comune, la��impossibilitA� di riformare davvero perchA� ognuno vuol difendere la propria rendita di posizione. Come se ne esce?
Non ca��A? dubbio che in Federazione regni la��ingovernabilitA�. Due componenti, Dilettanti e Lega Pro, hanno il 51% e possono eleggere da sole il presidente ma non hanno la maggioranza in consiglio e non possono governare. Credo che si debba superare la��attuale struttura direttiva della Figc. A ciascuno il suo. Io immagino, dentro il consiglio federale, la creazione di due a�?consigli da��amministrazionea�? specifici per la��area professionistica e quella dilettantistica, ognuno con le proprie competenze. CosA�, peraltro, si potrebbero avere rapporti piA? diretti con Coni e Governo, che va sollecitato sullo ius soli, per far sA� che chi nasce in Italia sia italiano anche per lo sport, e su una legge per il volontariato sportivo“.

Di cosa dovrebbe occuparsi questa sorta di cda dei professionisti? “Innanzitutto della riforma dei campionati, ma che sia organica e armonizzata. Il mio disegno di cambiamento presuppone che tutti i pezzi vadano al loro posto, altrimenti A? inutile cambiare. Solo cosA� il massimo campionato potrA� tornare a confrontarsi con le giuste credenziali con la��Europa e le altre categorie potranno dedicarsi alla formazione e alla territorialitA�”.
Nello specifico?
Una Serie A a 18 squadre, una B a 20 e una Lega Pro che A? stata appena ridotta a 60, dopo tanti anni, e quindi non A? detto che debba scendere ulteriormente. Quello che mi interessa A? la sostenibilitA� finanziaria: negli ultimi tempi abbiamo perso troppe realtA�, le ultime Padova e Siena. Ma la riduzione delle partecipanti A? solo il primo passo. In A ciascun club dovrA� avere rose con un massimo di 25 giocatori e un minimo di 10 locali, cioA? cresciuti nei vivai, indipendentemente dalla nazionalitA� perchA� la��Unione europea non ce lo consentirebbe“.

E come si valorizza il nostro patrimonio di calciatori?
“Di certo non serve bloccare gli extracomunitari. Il tetto A? un falso problema che va superato. Non sono gli extra Ue che frenano la crescita del movimento della Nazionale: in squadra potresti avere 11 francesi, tutti comunitari, e nessuno convocabile. Dobbiamo puntare sulla qualitA�. Da un lato la��obbligo di utilizzare gli elementi formati nei settori giovanili italiani, dalla��altro la��apertura delle frontiere, alla��interno dei flussi decisi dal Governo, per essere piA? competitivi sul mercato globale”.

Non sarA� contenta la��Aic, che sugli extracomunitari ha condotto battaglie campali.
Ma io sono Demetrio Albertini, punto e basta. Mi rivolgo a tutti. Non mi riconosco in questo calcio, va fatto qualcosa. Ognuno si prenda le sue responsabilitA� e rinunci a qualcosa, altrimenti tra un poa�� chiudiamo bottega. La��Italia deve essere un paese di transito e perdere ragazzi come Verratti o Immobile, oppure vogliamo produrre talenti e mantenerli in casa? La��attuale sistema di valorizzazione dei giovani non funziona. La Serie A deve guardare al lavoro delle categorie inferiori e premiarlo facendo fare il salto a prospetti validi che poi giochino davvero“.

Come?
Le seconde squadre restano la ricetta giusta per me. Lo dico a ragion veduta: Messi fece le sue prime partite con me al Barcellona provenendo dal BarA�a B. Mi convince pure la collaborazione tecnica sulla��esempio di quella tra Inter e Prato. Quanto alle multiproprietA�, mi piacciono di meno perchA� non ci sono solo finalitA� sportive. Di sicuro qualche innovazione va introdotta per rendere piA? formativi i campionati di B e Lega Pro e spingere la A a pescare in quei bacini”.

Il calcio continua a essere, nonostante tutto, il piA? grande fenomeno sociale del nostro Paese. Ma perchA� siamo caduti cosA� in basso in termini di qualitA�? Ca��A? un problema anche alla base, oltre che al vertice della piramide?
“SA�, stiamo perdendo tesserati, stiamo parlando di tante altre cose ma non di calcio. Il mondo dilettantistico deve fare di piA? su formazione e reclutamento, dialogando con la scuola e tenendo conto di un Paese con mille differenze: fare calcio in Lombardia A? diverso che farlo in Sicilia. Quando dico di rimettere al centro il calcio giocato parlo dei ragazzi, non solo della��A�lite milionaria. Alla��estero sanno ingrossare le file del movimento: A? come quando fai rotolare una palla di neve, diventa sempre piA? grande fino a essere travolgente. Per fortuna ca��A? tanta passione. Penso a quella��allenatore in provincia di Perugia che ha mandato una lettera alla mamma di un bimbo che aveva lasciato la squadra dicendole che il figlio non sarA� stato il migliore tecnicamente ma era il piA? attento, quello piA? bravo a fare gruppo e a esplorare i suoi limiti. Questi sono i valori del calcio, di un calcio inclusivo“.

Parla cosA� ma lei A? uno su mille che ce la��ha fatta.
Se ce la��ho fatta, oltre alla fortuna e alle capacitA�, A? stato per la passione che si respirava nei campetti di provincia. Ricordo mio padre che non si stancava mai di portarmi a Seregno per gli allenamenti, e cosA� tanti altri genitori. E se ho debuttato a 17 anni in Serie A e poi ho fatto la carriera che ho fatto, lo devo alla formazione che ho ricevuto. Ca��era un sistema che ti consentiva di arrivare in alto. Certo, il mercato era al 90% interno, ora il mondo A? globalizzato e non si puA? paragonare il mio calcio con quello attuale“.

Ha parlato di formazione. Quali novitA� introdurrebbe?
“Intanto gli allenatori specifici per i giovani, con un percorso di formazione ad hoc. Da noi la��esperienza nei settori giovanili A? vista solo come un trampolino di lancio per sperare di arrivare, magari, in Serie A. Coverciano deve essere riportato agli antichi splendori, nel segno della modernitA�. La Federazione A? fatta di persone, di allenatori preparati che vadano in giro a insegnare calcio. Le societA� chiedono questo a Coverciano, che potrebbe formare quelle competenze da spedire nei centri regionali che la Lega dilettanti sta creando sul territorio e che vanno ora popolati”.

Che progetto ha per la Nazionale?
“Oggi quel che manca A? la possibilitA� di scegliere. La Nazionale va di pari passo con i risultati dei club: basti pensare a Spagna e Germania. Se fai qualitA�, dopo avrai calciatori di qualitA� anche per la maglia azzurra. Col Club Italia abbiamo cercato di supportare tutte le rappresentative con formazione, esperienze alla��estero, metodi simili da��allenamento. In 4 anni abbiamo ottenuto un secondo posto con la��Under 17 e con la��Under 21, la Nazionale maggiore A? arrivata seconda alla��Europeo e terza alla Confederations”.

SA� ma i tifosi hanno negli occhi il disastro in Brasile. Un poa�� di autocritica no, visto che era a capo della delegazione?
“Sono stati 8 mesi di lavoro intensi, con tre viaggi preparatori oltreoceano. Crediamo di aver messo nelle migliori condizioni possibili il nostro gruppo, ma poi la prestazione dei giocatori A? quella che conta. Io non vivevo lo spogliatoio da dentro, ma a fianco. Ognuno aveva le sue responsabilitA�: io sono stato partecipe di quelle organizzative, a Prandelli era affidata la gestione della squadra“.

Non A? stato inopportuno annunciare le dimissioni da vicepresidente Figc e capo del Club Italia proprio alla vigilia della partenza per il Mondiale?
“A? stato proprio quello il momento giusto. Di fronte alla��impossibilitA� di fare in Federcalcio ho ritenuto di dover uscire. Dirlo prima ha consentito di scindere la mia decisione dal risultato sportivo”.

Cosa A? andato storto in Brasile?
Non A? vero che ca��A? stato uno scontro tra giovani e vecchi. Avendo vissuto da vicino, ho notato che A? mancata quella fascia intermedia tra chi aveva grande esperienza internazionale e chi si affacciava per la prima volta alla Nazionale. A? mancato la��approccio al grande evento“.

Ora A? tornato. PerchA�?
“Potevo denunciare e salutare, o mettermi a disposizione per cambiare marcia. Non posso pensare che non si possa fare niente. E poi tanta gente mi ha convinto”.

Tavecchio A? in netto vantaggio e le sue possibilitA� sono scarse.
“Non ho mai fatto una corsa sui numeri, ma sulle idee e sulla voglia di cambiare. Io e Tavecchio siamo due persone con percorsi completamente differenti e tipi di rappresentanza diversi. Posso essere una��opportunitA�, chi la vuole cogliere la colga”.

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Demetrio Albertini

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