ESCLUSIVA MP – Matteo Pessina (Monza): ”Bisogna rimanere umili e concentrati. Futuro? Mi cercano in tanti ma il sogno sarebbe rimanere a Monza”.

ESCLUSIVA MP – Matteo Pessina (Monza): ”Bisogna rimanere umili e concentrati. Futuro? Mi cercano in tanti ma il sogno sarebbe rimanere a Monza”.

Con umiltà e concentrazione si costruiscono i campioni di domani. L’abbiamo còlto mentre stava studiando, Matteo Pessina, un ragazzo che, al di là di quello che ha fatto vedere con la maglia del Monza in questa stagione, ci ha subito dimostrato di avere qualità straordinarie sotto il profilo umano e comunicativo. Questa intervista, realizzata in esclusiva dal nostro portale, racconta di un giovane calciatore (classe ’97) che ci ha fatto riflettere: il nostro calcio ha bisogno di ragazzi come Matteo, piccoli campioni di oggi e grandi uomini domani.

Ciao Matteo, intanto la redazione ti fa i complimenti per la tua grande stagione: qual è il bilancio fin qui per te?

“A inizio stagione a Monza c’erano grandi aspettative su di me. Il mister mi ha voluto fortemente fin da subito. Sono andato in ritiro ma ho trovato subito poco spazio: c’erano giocatori di un certo livello e dopo tre giornate eravamo anche primi in classifica. Anche questo mi ha aiutato però, perché giocare con gente di questo calibro mi ha fatto crescere, mi ha fatto imparare tante cose. Poi quando è arrivata la chiamata mi sono fatto trovare pronto e da lì è partita la mia stagione: da metà anno che sto facendo tutte le partite da titolare, quindi sono molto contento di come ho lavorato”.

Un anno straordinario culminato con il primo contratto da professionista. Raccontaci l’emozione di raggiungere un traguardo importante ad appena 18 anni.

“Una gioia immensa, ma non soltanto per il contratto in sé, perché comunque diventare un giocatore professionista è quello desiderano tutti. Da quando sei più piccolo continui a ripeterti che vuoi diventare un calciatore, poi quando si avvera capisci che sei entrato veramente in quel mondo. Firmare un contratto significa anche essere pagati e quindi diventa anche una questione di soldi: ti fa entrare nel mondo dei “grandi”.

Meglio le 19 presenze e il contratto da professionista o i tre goal segnati quest’anno?

“Sono state tutte grande emozioni, sia le presenze negli stadi più importanti sia il contratto. No, però devo dire i goal (ride). Quando segni è veramente una gioia che non riesci a descrivere, è bellissimo. Però non si possono lasciare indietro le presenze e il contratto, per fortuna sono riuscito a fare tutti e tre”.

Qual è stato il momento più bello di questa stagione?

“Sicuramente l’esordio, è stato spettacolare. Mi ha fatto partire il mister da titolare in quel Monza-Pro Patria in cui ho anche trovato il goa. Segnare nello stadio della mia città è stata un’emozione indescrivibile. E’ stato tutto così veloce: sono stato buttato dentro e dopo cinque minuti stavo esultando. I primi minuti tra i “grandi” ti senti un po’ come un pesce fuor d’acqua, perché vedi questi uomini che di lavoro giocano a calcio e mettono tutta l’esperienza in campo. All’inizio non è facile ambientarsi, perché al di là degli aspetti tecnici, tutti sanno come mettere il corpo e come proteggere la palla, poi magari ti dicono quella parolina di troppo che ti fa innervosire. Anche da questo impari molto, a dosare le tue emozioni e alcuni gesti dai tuoi avversari: cresci molto, anche perché in Lega Pro ci sono comunque giocatori di un certo livello”.

Matteo, per te è stato un anno che è cominciato in un modo e finito in un altro. Come è cambiata la tua vita di tutti i giorni?

“Se devo essere sincero neanche troppo, perché dall’anno scorso io sono in prima squadra e mi allenavo già tutti giorni, qualche volta anche due volte al giorno, quindi dovevo saltare scuola. Poi magari dovevo andare via in ritiro il giorno prima della partita, quindi saltavo un altro giorno di scuola. Sono abituato a questa vita: vedi poco i tuoi amici, hai poco tempo. Anche se nell’ultimo periodo ho giocato, la mia vita di tutti i giorni non è cambiata. Continuo ad andare a scuola, anche se magari sono più concentrato sul calcio perché ti toglie molte energie nervose e anche adesso studiare è sempre più dura. Però vivo qui a Monza con la mia famiglia, quindi sono contento e questa è la cosa più importante”.

A chi ti ispiri calcisticamente? Te invece come ti descrivi tecnicamente?

“Il mio giocatore preferito già da qualche anno è Toni Kroos, è uno dei più eleganti e tecnici a livello mondiale. E’ lui a cui mi ispiro. Ho poco tempo, ma cerco di vedere le sue partite e come gioca: non sono momenti buttati via quelli dedicati alla visione delle partite, si può imparare molto. Io parto come mediano, ma in questa stagione mister Pea – che ovviamente ringrazio – mi ha fatto giocare mezzala, perché per i giovani è difficile trovare spazio davanti alla difesa. Ho fatto più goal così, anche se in quel ruolo tocco meno la palla e faccio meno gioco. Ho imparato a stare sia a destra che a sinistra, a inserirmi e anche a fare goal. Mi piacerebbe comunque tornare a fare il centrocampista centrale”.

In un calcio che punta sempre meno sui propri giovani, Matteo Pessina ha trovato tanto spazio tra i “grandi”. Cosa ti ha permesso di avere un posto fisso in prima squadra?

“Quello che di cui mi sto rendendo conto è che molti giovani hanno la testa altrove, non sono attenti alle piccole cose, come i lavori in palestra e la tecnica, e non hanno costanza: bisogna stare sempre attenti, farsi trovare pronti, non rispondere al mister e accettare le critiche. Io onestamente sono un ragazzo abbastanza umile, quindi ho saputo cogliere tutti i questi aspetti che poi mi hanno fatto fare e spero che mi faranno fare la differenza”.

Qual è il segreto per non montarsi la testa?

“E’ una cosa su cui si può lavorare. Qualcuno ce l’ha più nel carattere, altri hanno bisogno di lavorarci: per un calcio pulito e che piace agli amanti di questo sport essere umili e rispettosi dell’avversario è una delle cose principali. Forse influisce anche che molti giovani iniziano a guadagnare presto oppure vengono da situazioni famigliari difficili. Li posso capire, però nel calcio non vanno assolutamente sottovalutati. Tutti quelli che non hanno queste caratteristiche ci devono lavorare, questo è il consiglio che mi sento di dare da umile diciottenne a tutti i ragazzi che giocano”.

Un altro ’97 del tuo girone è uno dei calciatori più in vista di questa Lega Pro: parliamo dell’esuberante Rey Manaj della Cremonese. Tu lo conosci? Come lo valuti calcisticamente?

“Ho avuto modo di vedere le sue partite e le sue giocate, perché sono stato spesso confrontato a lui come i due giovani più interessanti del girone. Si vede che è un giocatore già formato, non sembra assolutamente un ’97. Su di lui hanno messo gli occhi società importanti e sono molto contento che un giovane si sia messo così in luce a questi livelli e soprattutto in un girone di Lega Pro per niente semplice come questo. Mi piace molto come giocatore, è forte fisicamente e ha i primi passi fulminanti. Attacca bene lo spazio, protegge il pallone e vede la porta”.

Parliamo di futuro: dove ti vedi tra un anno e dove speri di vederti tra dieci.

“Non so dove andrò l’anno prossimo, ma non ci penso perché ora bisogna solo essere concentrati sulla salvezza con il Monza. Molti club, alcuni anche molto importanti, hanno messo gli occhi su di me e ne sono felice. Non so, però, se andrò a giocare in una primavera perché comunque – con tutto il rispetto per i campionati giovanili – sono già a un livello di professionismo in Lega Pro e non voglio scendere di categoria. Potrei fare il ritiro con qualche squadra importante e poi valutare, ma ancora non ho deciso. Però ci possiamo salvare, possiamo mettere a posto le cose, io a Monza sto benissimo e sarebbe molto bello poter rimanere qua. Sarebbe un sogno, perché questa società mi ha dato tanto e vorrei rimanere qua. Tra dieci anni? Con il Monza in Champions League (ride)! Nel calcio non si può mai sapere, però realisticamente spero comunque di arrivare in Serie A e giocare in Nazionale. Spero che il calcio italiano si possa risollevare come sta facendo: le nostre squadre in Europa lo stanno dimostrando. Io credo nel nostro calcio e credo che ce la possa fare con dei progetti solidi”.

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