ESCLUSIVA MP.IT – Galassi:”Cesena è come se fosse casa mia. L’Italia deve imparare a gestire i propri talenti”

L’investimento sulle squadre giovanili delle società italiane permette ogni anno a tantissimi ragazzi di andare a caccia del proprio sogno e di formarsi per potersi confrontare, un giorno, con ambienti professionali di qualunque livello. Una società che ha finora garantito un largo spazio ai giovani per farli mettere in mostra è sicuramente il Cesena, che nell’arco degli anni ha sfornato diversi talenti. A confermarcelo è Simone Galassi, ormai ex giocatore del Cesena, passato da qualche settimana al Brescia a titolo definitivo, e ora pronto per il prestito al Martorano. MondoPrimavera.it ha intervistato il ragazzo classe ’96 in esclusiva.
Ciao Simone. Dati tutti gli anni di Cesena che hai alle spalle, cosa sai dirci del settore giovanile nel quale sei cresciuto?
“Il settore giovanile del Cesena è senza dubbio un ambiente dove i giocatori possono crescere in modo sereno e costante. Da parte mia posso dire che mi sono trovato molto bene, ho passato sei anni lì ed è come se fosse casa mia; è un luogo dove crescere viene naturale, come tutti ho avuto alti e bassi, ma è una cosa normale durante la maturazione di un ragazzo.”
Con quali allenatori ti sei trovato meglio?
“Mi sono trovato molto bene con Daniele Abbondanza, specialmente lui mi ha aiutato a crescere caratterialmente; un altro a cui devo tanto è Filippo Medri, che peraltro ritroverò nella squadra in cui andrò a giocare il prossimo anno.”
Il tuo cartellino è stato acquistato dal Brescia giusto?
E’ corretto, ma non giocherò a Brescia quest’anno che verrà: andrò in prestito al Martorano, squadra che milita in Serie D. Dopo che il Brescia ha comprato il mio cartellino mi sono preparato per questa nuova esperienza, non mi allontanerò da casa né dal mio ambiente familiare e sociale per fortuna, perché il Martorano è una squadra della zona di Cesena.”
Essendo la tua prima volta tra i professionisti, cosa credi che questa esperienza possa darti?
“Sicuramente mi farà crescere tanto: giocherò con gente più grande di me anche di dieci anni e la cosa mi piace, darò tutto me stesso per poter dimostrare quanto valgo, mi sento pronto per la sfida che mi attende.”
Da giocatore che ha vissuto le giovanili, quale pensi che sia la differenza tra i settori italiani e quelli esteri?
“Sono convinto che all’estero ci sia più considerazione per il settore giovanile e per i suoi frutti: negli altri paesi d’Europa le società inseriscono in rosa moltissimi ragazzi provenienti dalla Primavera, anziché fare acquisti esosi all’estero, cosa che invece in Italia è una prassi. Secondo me l’Italia dovrebbe imparare dal resto d’Europa come gestire i propri talenti autoprodotti. Il passo che la nostra nazione dovrebbe fare riguarda la creazione di squadre B (come il Barcellona B e il Real Madrid Castilla in Spagna, ndr) per poter permettere ai giocatori delle giovanili di costruirsi un futuro in casa propria, nella società in cui si è cresciuti.”
Tra Tavecchio e Albertini, chi sceglieresti?
“Ovviamente sceglierei Albertini, ha voglia di dare una svolta alla questione sui settori giovanili investendo seriamente su di essi, e non posso che essere d’accordo con la linea che vuole condurre.”
Se dovessi chiederti dove sogni di giocare in futuro, come risponderesti?
“Essendo interista sin da piccolo, ovviamente il mio sogno è quello di giocare con la maglia nerazzurra, e metterò anima e corpo pur di riuscire a raggiungere il mio obiettivo. Da difensore mi ispiro a Zanetti, sia da un punto di vista professionale che umano, è da sempre il mio idolo e il mio esempio.”

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